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DOVE NON SIAMO – Storie dall’Esodo Palestinese

DOVE NON SIAMO. Storie dall’esodo palestinese

 

Progetto promosso daSeeds of Hope Network ETS – APS
Curato dal collettivoIL CINEin collaborazione conSTesso STudio

Con la collaborazione delComune di Brescia 

Spazio espositivo, MO.CA – Centro per le Nuove Culture, via Moretto 78, Brescia

24 – 26 aprile 2026

Inaugurazione: venerdì 24 aprile ore 17.00

  • BUFFET → Sala Conversazioni, 19:00
  • MUSICA → Sala Danze, 19:00,
    Cantanti: Hala Alsadder e Reem Alameddin, musicisti: Mauro Occhionero e Ugo Nastrucci
  • 25 APRILE :Presentazione del libroIl ragazzo con la kefiah arancionecon la presenza dell’autrice Alae Al Said a cura dei Giovani Palestinesi, ore 17.00 (SALA DANZE)
  • 26 APRILE :Talk associazione “Faro D’Oriente” Roma nelle persone di Ahmad Mansur con SANITARI PER GAZA a cura dei Giovani Palestinesi, ore 17(SALA DANZE)
  • Banchetto con posterper donazioni

Orari di visita: sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00

Ingresso libero

 

La mostraDOVE NON SIAMOnasce dall’urgenza di restituire uno sguardo diretto, interno e non mediato su quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza a partire dall’ottobre 2023, data che segna l’inizio dell’esodo forzato di centinaia di migliaia di personedal nord al sud del territorio. Un movimento imposto, continuo, senza garanzie di ritorno, che ha trasformato lo spazio abitato in una condizione di precarietà permanente.

L’esposizione presenta un corpus difotografie e materiali audiovisivi inediti, a cui si aggiunge uncortometraggio documentario, tutti realizzati daAli Imad AlhamarnaeAhmed Hussein Younes, due giovanissimi videomaker palestinesi che vivono e operano all’interno della Striscia di Gaza. 

Le opere sono state inviate “in tempo reale”dagli autori durante i mesi dell’esodo,in condizioni di estremo rischio e instabilità, e costituiscono una testimonianza diretta e continuativa del genocidio palestinese in corso. A raccogliere le opere l’associazione Seeds of Hope Network:

Questa mostra nasce da un incontro, non da un progetto. Custodiamo una relazione e la mettiamo in dialogo con il pubblico, perché crediamo che la cultura possa diventare un ponte reale tra territori e coscienze. Non possiamo tirarci indietro quando una relazione ci chiama alla responsabilità.”

Le immagini non si pongono come documenti distaccati, ma come tracce di presenza:frammenti di quotidianità interrotta, corpi in movimento, oggetti lasciati indietro, spazi abitati temporaneamente. Una narrazione cherifiuta l’estetizzazione del doloree restituisce la dimensione materiale, umana e politica dello spostamento forzato.

“Abbiamo semplicemente l’obiettivo di diffondere queste immagini. Sentire che, nonostante le circostanze, siamo ancora vivi, capaci di realizzarci e di avere successo. Vogliamo solo continuare e vivere, andare avanti. Il nostro sogno è poter viaggiare, poter documentare le altre guerre e gli altri conflitti nel mondo, raccontare le storie delle persone che vivono nel dolore, come ogni giorno facciamo a Gaza. Questo, se Dio vuole, sarà il nostro prossimo obiettivo. Così come siamo riusciti a far arrivare a voi le voci e i volti della gente di Gaza, sogniamo di dare voce alle persone oppresse di tutto il mondo. Questo è ciò che desideriamo: documentare ogni storia di ingiustizia.”hanno dichiarato gli artisti Ali Imad Alhamarna e Ahmed Hussein Younes.

DOVE NON SIAMOsi configura come un’esperienza immersiva e sensoriale. L’allestimento, curato dai ragazzi de IL CINE, trasforma le sale espositive in ambienti attraversabili, costruiti da suoni, installazioni, oggetti, immagini e proiezioni, capaci di coinvolgere il pubblico non solo sul piano visivo, ma anche corporeo ed emotivo. Il collettivo bresciano ha raccontato:

“Quando Seeds of Hope ci ha contattati, non abbiamo esitato un secondo: guardando le foto di Alì e Ahmed abbiamo subito capito di trovarci di fronte a qualcosa di straordinario. Morte e vita, dolore e speranza, desolazione e rinascita continua: tutta la forza di un popolo che, nonostante tutto, continua a resistere.”

Il titolo richiama una condizione collettiva:dove non siamocome luogo rimosso, ignorato o reso astratto dal flusso mediatico occidentale. La mostra invita il pubblico a sostare in quello spazio, interrogando ilconcetto di distanza – geografica, politica, affettiva – e il ruolo dello spettatore di fronte alla violenza contemporanea.

L’iniziativa intende informare e sensibilizzare il pubblico sulle conseguenze umanitarie del conflitto, costruendo al contempo una contro-narrazione capace di restituire complessità, voce e dignità alle persone coinvolte. 

Durante i giorni di apertura sarà possibile contribuire con unadonazione volontariaa sostegno diThe Sameer Project, organizzazione umanitaria impegnata nella distribuzione diretta di aiuti alla popolazione di Gaza.

Un invito a guardare dove non siamo, ma dove qualcuno continua a vivere e resistere.

Cost :Gratuito